Tumore al seno: identificata l’alterazione genetica che resiste alla terapia

19 aprile 2017
Tumore al seno: identificata l’alterazione genetica che resiste alla terapia

C’è un’alterazione genetica alla base della resistenza ai farmaci che contrastano il tumore del seno ormonoresponsivo.

Lo studio, pubblicato su Nature Genetics, è stato condotto presso l’Istituto Europeo di Oncologia da Saverio Minucci e Giancarlo Pruneri, entrambi professori presso l’Università degli Studi di Milano – finanziato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) – in collaborazione con i gruppi del Dott. Luca Magnani (Imperial College, Londra) e del Prof. Antonino Neri (Ospedale Policlinico e Università degli Studi di Milano).

Lo stesso team di ricerca ha già avviato la messa a punto di un test su base molecolare, in grado di identificare l’alterazione nelle pazienti e permetterà, quindi, di scegliere le cure più efficaci per un tipo di neoplasia che rappresenta i due terzi di tutti i tumori mammari.

Come sottolineato da Minucci e Pruneri, il problema più rilevante nell’uso dei farmaci anticancro, viene rappresentato dalla comparsa di cellule tumorali resistenti al trattamento.

“L’individuazione dei meccanismi di resistenza del tumore” affermano “rappresenta un traguardo fondamentale per vincerla, utilizzando nuovi farmaci diretti contro la resistenza, oppure identificando modalità di utilizzo dei farmaci esistenti che possano superarla”.

I ricercatori hanno dato particolare attenzione alle pazienti con tumore ormonoresponsivo, il più diffuso, con circa 35 mila nuovi casi solo in Italia, concentrandosi sui meccanismi molecolari di resistenza alla terapia comunemente utilizzata, in questo caso, basata sugli inibitori dell’aromatasi.

Nello studio, viene spiegato come il 15% circa dei tumori mammari sviluppa una resistenza alla terapia, come conseguenza di una specifica alterazione genetica, aumentando i livelli intracellulari della molecola–bersaglio di questi farmaci: la aromatasi presente nelle cellule tumorali.

Il test che andrà a misurare le variazioni nella quantità del gene dell’aromatasi, permetterà di capire se le pazienti con tumore mammario ormonoresponsivo avranno, o meno, questa specifica alterazione.

In caso di un riscontro positivo, si valuteranno le modalità di trattamento alternative, alcune già disponibili e altre in via di sperimentazione.

Al momento, il test genetico non è utilizzato per una diagnosi routinaria e, come spiegato dagli stessi autori dello studio, deve essere “irrobustito” e standardizzato: “un processo che speriamo di portare a compimento con ulteriori fondi per la ricerca”.

Lo studio è un ulteriore elemento a conferma di come l’approccio integrato tra ricerca clinica e di base, possa consentire un rapido trasferimento dei risultati clinici nella quotidianità dei pazienti.

Un modello di approccio fortemente perseguito sia da IEO che dall’Università di Milano. L’istituto Europeo, inoltre, ha organizzato la propria struttura in programmi multidisciplinari destinati alla ricerca e cura integrata di specifiche patologie, compresi il “Programma Nuovi Farmaci”, diretto da Saverio Minucci, e il “Programma Senologia”, cui afferisce il Marco Colleoni, coautore dello studio. In Università Statale è stato recentemente creato il primo Dipartimento ad esclusivo indirizzo oncologico (Dipartimento di Oncologia, DIPO), cui afferiscono Pruneri e Neri.

Fonti:

IEO Istituto Europeo di Oncologia

Università degli Studi di Milano

Saluteuropa.org