Test epigenetico per il cancro primario con sede sconosciuta

4 ottobre 2017
Test epigenetico per il cancro primario con sede sconosciuta
Microfotografia di un cancro primario con sede sconosciuta ai polmoni.

L’anno scorso, grazie all’invenzione del test epigenetico EPICUP® i medici hanno potuto individuare quale tipo di tumore primario avesse sviluppato delle metastasi nei pazienti con Cancro primario con sede sconosciuta (CUP).

Recentemente, un articolo pubblicato in Nature Reviews Clinical Oncology del Dr. Manel Esteller, coordinatore del Programma Epigenetica e Biologia del Canale dell‘Istituto di Ricerca Biomedica Bellvitge (IDIBELL)​, ha ​spiegato come questo test sia stato effettuato in clinica con grandi progressi.

Il test

Metodi tradizionali possono rilevare solo il tumore primario nel 30% dei casi di metastasi di origine sconosciuta. Alcuni metodi molecolari potrebbero aumentare questa percentuale, ma sono spesso costosi e utilizzano la molecola RNA (acido ribonucleico), che è molto fragile“, spiega il dottor Manel Esteller.

Il test EPICUP®, invece, si basa sulla molecola del DNA, molto stabile, che  può essere inviata dall’ospedale dove si trova il paziente al laboratorio di analisi in modo più semplice. I risultati possono essere ottenuti in una settimana “aggiunge il ricercatore.

Il cancro primario con sede sconosciuta

Il CUP rappresenta il 10% di quei tumori umani in cui viene rilevata la metastasi, ma il tumore primario non può essere localizzato nonostante diversi test esplorativi. Poiché il tipo di tumore non è noto, la sopravvivenza di questi pazienti è molto bassa; l‘attuazione del test EPICUP® porterà allo sviluppo di trattamenti più specifici.

Trattamenti integrativi in oncologia

Recentemente è stato presentato anche un Position Paper “ Trattamenti integrativi in Oncologiadove un un comitato scientifico si è posto l’obiettivo di studiare e valutare le innovative ricerche nell’ambito della riprogrammazione epigenetica delle cellule tumorali con i fattori di differenziazione staminale così da evitare che vengano diffuse notizie scorrette o parziali ed aiutare i colleghi universitari e clinici ad inquadrare al meglio il tema di ricerca e le sue prospettive per il futuro. (per approfondire: http://saluteuropa.org/position-paper-trattamenti-integrativi-oncologia/).

Epigenetica

Parallelamente al sequenziamento del codice genetico è emerso un altro ambito di ricerca, quello dell’epigenetica. Si parla pertanto di due tipi di codice, quello genetico e quello epigenetico che sta sopra al codice genetico e ne regola il funzionamento.

Nell’ambito degli approcci epigenetici in campo oncologico si è consolidata da diversi anni la ricerca sulla riprogrammazione delle cellule staminali tumorali con i fattori di differenziazione embrionale.

Di fatto si è dimostrato che i fattori di differenziazione delle cellule staminali prelevati dall’uovo di Zebrafish, che ha oltre il 90% di proteine in comune con quelle umane, sono in grado di normalizzare il ciclo cellulare delle cellule cancerose.

Si tratta degli stessi meccanismi che in natura sono attivi durante le fasi di organogenesi, quando cioè avvengono tutti i processi di differenziazione delle cellule staminali che portano alla formazione di tessuti ed organi. In queste fasi, dove è molto alto il rischio di sviluppare errori nella replicazione, i fattori di differenziazione hanno anche un importante ruolo correttivo verso quelle cellule che vanno incontro ad errori.

La riconferma di questo meccanismo si è avuta quando, impiantando cellule tumorali in un embrione durante la fase di organogenesi, sono stati osservati processi differenziativi ed apoptotici (morte) sulle cellule tumorali impiantate; al contrario impiantando cellule tumorali in un embrione dopo la fase di organogenesi le cellule tumorali hanno continuato a proliferare.

Si può pertanto parlare di “riprogrammazione” epigenetica delle cellule malate attraverso l’azione di quei peptidi che sono in grado di riportare la cellula nell’ambito della sua normale fisiologia.

Queste ricerche sono state sviluppate anche dal Children Hospital di Chicago, dalla Northwestern University e dall’Università La Sapienza di Roma ed ultimamente da molte altre istituzioni.

I benefici dei fattori di differenziazione

Emerge che i fattori di differenziazione sono in grado, in associazione con i trattamenti chemioterapici standard, di rallentare e spesso bloccare il ciclo cellulare delle cellule tumorali, sia attivando il gene onco-repressore p53, sia regolando in modo post-traduzionale la proteina del retinoblastoma (pRb) che ha anch’essa un’attività di blocco del ciclo cellulare.

Contestualmente vengono attivate dagli stessi fattori di differenziazione anche una serie di cascate di geni regolatori che tentano di riparare i danni cellulari all’origine della malignità: se le alterazioni non sono troppo gravi queste vengono effettivamente riparate; se invece le mutazioni sono troppo gravi e non sono riparabili vengono attivati i geni della morte cellulare programmata/apoptosi e le cellule cancerose muoiono.

 

Fonti:

http://www.idibell.cat/modul/news/en/1008/new-epigenomic-strategies-in-the-clinical-management-of-cancer-of-unknown-primary

http://oncovita.it/blog/novita-dalla-ricerca/sviluppo-del-cancro-metabolismo-lepigenetica-svolgono-un-ruolo-fondamentale/